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giugno 16th, 2009

Referendum: una convinta astensione

Non andrò a votare (o meglio, non ritirerò i quesiti referendari) questo week end, e mi recherò al seggio solamente per esprimere il mio voto al ballottaggio per la provincia di Venezia.

I quesiti referendari di modifica alla legge elettorale proposti sono tre:

il primo riguarda la proposta di abolizione delle candidature multiple. In sostanza, con il sì si eliminerebbe quel sistema perverso che vede i leader popolari e nazionali candidarsi in molte circoscrizioni, scegliendone poi una per farsi eleggere e, di fatto, imporre con questa loro scelta chi siederà o meno in parlamento, visto che nelle circoscrizioni scartate si scalerà verso il primo degli esclusi.

Proposta che mi vede d’accordo, anche se credo basti la buona volontà delle formazioni politiche e non una modifica legislativa.

I rimanenti quesiti sono identici, sono due (uno per la Camera e uno per il Senato) e propongono una sostanziale modifica nell’attribuzione del premio di maggioranza: Se passasse il sì, il premio di maggioranza non verrebbe assegnato alla coalizione più votata, ma alla semplice lista che ha ottenuto più voti. In questa mia modesta simulazione:

partito A, partito B, partito C formano una coalizione, e vincono le elezioni. il partito A prende il 24 % dei voti, il partito B il 16 %, il partito C il 12 %. Con il 52 % dei voti totali hanno vinto le elezioni e sono legittimati a governare. La legge attuale assegnerebbe alla coalizione A-B-C il 55 % dei seggi.

Con il sì al referendum non più la coalizione ma solamente la lista più votata (il partito A) godrebbe del premio di maggioranza. Un partito con il 24 % dei voti che ottiene il 55 % dei seggi in parlamento.

Un vero scempio alla regola democratica della rappresentanza: il parlamento fotografa il popolo italiano, e con questa legge avremmo una immagine distorta dei rapporti di forza nel Paese. Molti astensionisti calcano l’antiberlusconismo, facendo notare che con l’attuale legge il partito di Berlusconi (nel 1994 come oggi), primo partito italiano, godrebbe di una maggioranza di seggi spropositata e che potrebbe senza battere ciglio eleggere da solo presidente della Repubblica e, con l’aiuto di qualche alleato, cambiare la Costituzione senza appello.

E’ chiaro il tentativo dei referendari: introdurre un bipartitismo (ben diverso dal bipolarismo) di fatto non con scelte ed evoluzioni politiche, ma con assurdi giochetti e meccanismi elettorali: è ormai chiaro, anche dal risultato dell’ultima tornata, come bipolarismo e bipartitismo non siano compatibili con questo Paese, e siano una pericolosa camicia di forza. Inoltre, qualsiasi panorama politico che non si rispecchi nel PDL o nel PD, verrebbe di fatto privato della rappresentanza che merita: la soglia di sbarramento, che attualmente è del 4 % alla Camera e dell’8 % al Senato se si corre da soli, del 2 % e del 4 % se si corre in coalizione, verrebbe alzata in ogni caso al 4 e 8 %.

Di facile intuizione il sì di Berlusconi: con questa modifica, essendo dalla sua discesa in campo il leader del primo partito italiano, il PDL godrebbe della possibilità di governare (anche da solo) per i prossimi 20 anni, a meno che il PD non lo superi (ipotesi fantascientifica, almeno per il momento). Sconcertante, infatti, il sì del Partito Democratico, che contribuirebbe a questo meraviglioso regalo a Berlusconi e ad ammazzare, in coerenza con questi suoi primi due anni di vita, qualsiasi cosa si muove alla sua sinistra. Un rigurgito veltroniano di autosufficienza, un “caso da psicanalista”, come è stato definito.

E’ chiaro che la legge attuale non mi piace e va assolutamente cambiata. Ma la proposta referendaria non ne modifica gli aspetti più negativi (non ritornerebbero affatto le preferenze) e introduce ben di peggio. Non cade nel ridicolo chi paragona la legge che uscirebbe da un esito positivo con una riedizione in negativo della legge Acerbo voluta nel 1923 da Mussolini, per assicurare la maggioranza alle Camere del Partito Fascista. In negativo perchè la legge fascista prevedeva almeno che la lista più votata si accaparrasse almeno il 25 % dei voti, per aspirare al premio di maggioranza. Una legge fascista, dunque, era meno anti democratica di questa, che (lo ripeto) vedrebbe il semplice partito più votato (anche con il 20 % dei voti) occupare il 55 % dei seggi alle Camere.

Ci vuole una convinta astensione, dunque, per far mancare il quorum. Perchè per cancellare una porcata non la si sostituisce con una peggiore.