Si è concluso il G8 a L’Aquila. Qualcuno dice sia stato un fiasco, altri sia stato un successo. Per alcuni, un incredibile successo personale di re Silvio che, da playboy a statista, dà prova della propria lungimirante follia con lo spostamento del summit nella città martoriata e con la buona organizzazione gestita dal tuttofare Bertolaso.
Ma a cosa è servito il G8? O meglio, servirà a raggiungere gli obiettivi che i grandi della Terra hanno posto nero su bianco?
In sintesi, i passi della Dichiarazione finale, suddivisi per temi:
- COMMERCIO: si ribadisce l’importanza del libero mercato e il rifiuto senza mezzi termini di formule protezionistiche, che in tempi di crisi potrebbero costituire la miope scorciatoia per molti. In sostanza, del resto, non è un tema dal quale ci si potessero aspettare grandi rivoluzioni.
- ECONOMIA MONDIALE: avanti tutta con la riforma dei regolamenti finanziari (qualcuno ci deve ancora spiegare in cosa consisteranno queste nuove regole) e attenzione alla “dimensione sociale” della crisi, garantendo “occupazione e tutele sociali”. Come? boh. Forse una moratoria sui licenziamenti è chiedere troppo, ma certo il governo italiano che questa dichiarazione ha pur sottoscritto ha rifiutato persino l’istituziuone di un assegno di indennità per chi perde il posto.
- CLIMA: “…i leader del G8 hanno condiviso l’opinione degli scienziati relativa alla necessità di contenere entro due gradi centigradi l’aumento delle temperature globali sopra ai livelli pre-industriali, e si sono accordati sull’obiettivo a lungo termine di ridurre le emissioni globali di biossido di carbonio e gas serra di almeno il 50 per cento entro l’anno 2050, e, in tale contesto, di far sì che i Paesi sviluppati arrivino a una riduzione dell’80 per cento o più entro quello stesso anno…” sono i primi numeri del documento, di certo incoraggianti se si fosse certi della loro applicazione. Ma si sottolinea come si stia preparando la strada verso un “accordo generale globale” alla futura conferenza di Copenaghen. Sembra si proceda di summit in summit, senza mai verfificare il reggiungimento degli obiettivi prefissatisi,.
- SVILUPPO E AFRICA: i leader del G8 (di cui non fa parte nessun paese africano) “…hanno ribadito il loro impegno a promuovere la salute nel mondo, hanno espresso solidarietà per tutti i popoli e i Paesi vulnerabili a fronte della minaccia globale del virus H1N1, nonché l’importanza di dare aiuto ai Paesi in via di sviluppo in relazione ai farmaci antivirali, ai vaccini e ad altri dispositivi di prevenzione”. Banalità che fanno quasi impallidire. “Hanno deciso di varare alcune iniziative per…” Quali iniziative? Concretezza zero.
- POLITICA INTERNAZIONALE: preoccupazione per gli avvenimenti iraniani (nulla che non avessero già espresso le agenzie diplomatiche di mezzo mondo); presa d’atto dell’importanza dell’accordo di non proliferazione di qualche giorno prima tra USA e Russia; due stati per due popoli in Palestina (bene così, basta farlo capire a Netanyahu) e condanna ai test nucleari di Pyongyang.
Finale: grazie e arrivederci al prossimo summit in Canada.
Credo sia chiaro che i problemi del mondo non si risolvano con i summit, ma nei consessi interazionali lavorando giorno dopo giorno. Ma questi G8, per l’esclusività finalmente messa in discussione e per il vago e l’imbarazzante rispetto degli impegni presi, sono inutili e costosi. Al nostro paese questa parata dei grandi è costata 400 milioni di euro. Di soldi per la cooperazione e contro la povertà il nostro Paese ne ha spesi 321 milioni. Più soldi per il G8 che per la lotta alla povertà. L’Italia spende per la cooperazione lo 0,2 % del Pil, record negativo, quando in infiniti impegni bi e multilaterali assunti negli anni aveva promesso di raggiungere lo 0,55.
La storia degli impegni dei grandi mai mantenuti è vergognosamente lunga. E anche se per Berlusconi la riuscita organizzativa suona come il grande riscatto, questo G8 è stato l’ennesimo distrubutore di vaghe promesse. Oltre che delle piccanti curiosità sui grandi del mondo (e delle loro donne) che hanno occupato le pagine dei quotidiani più del macigno di responsabilità che questi portano sulle spalle, che sembra davvero tanto, troppo leggero.





