Gli U-Boot nazisti che pattugliavano l’oceano nella battaglia dell’Atlantico mi hanno sempre affascinato. Forse più degli Stuka che sorvolavano la Londra invasa di sangue, lacrime e sudore. Più dei carri Stalin che ricacciavano l’invasore come il sole scioglieva la neve del gelido inverno sovietico.
“Immersione rapida”. Nessuna via di fuga. Un equipaggio aggrappato a se stesso, a una sala macchine, a qualsiasi appiglio possibile, mentre le bombe di profondità del cacciatorpediniere si fanno sempre più vicine.
La sensazione di non avere alcuna possibilità di scappare è insopportabile, straziante, anche se necessaria.
Però questa volta proprio non mi va di stringere i denti e attendere i colpi. Del resto, non ho nessuna guerra mondiale da vincere.





