Lo spritz non ha più frontiere, mi devo rassegnare, anche a Bruxelles viene servito come un improbabile cocktail notturno. Ad ogni angolo, ad ogni fermata dell’autobus, inconfondibili bottiglie di Aperol campeggiano su giganteschi cartelloni pubblicitari.
Sotto casa mia (me ne sono accorto solamente qualche giorno fa) c’è un ristorante, Il Bacaro. Leggo ad alta voce il menù, incurante della compagnia cresciuta a panelle e arancini, per la quale ascoltare i nomi delle seguenti specialità non fanno certamente lo stesso effetto:
cicchetti, sardee in saor, risi e bisi, pasta e fasioi, fegato alla veneziana, seppie in umido…
“Dev’essere pure buono” penso a voce alta. “Anca massa!” rispondono da dietro il bancone. “Bon, un xòrno de cuesti pase!” “Como che te vòl!”
Ricordo quando due anni fa, costeggiando le coste cretesi che diedero i natali alla millenaria civiltà europea, un centinaio di occhi mediorientali e stelle e strisce si concentrarono su di me, mentre dal battello ci indicavano le pesanti fortificazioni veneziane che proteggevano l’isola.
Insomma, nonostante tutto, è bello essere veneti.





