Gli anni finiscono a settembre e ricominciano in ottobre, è sempre stato così.
Da quattro anni a questa parte, questa tappa dell’anno gregoriano coincide con un volo aereo. Andata o ritorno? Non saprei dirlo. Se non fosse per qualche desiderio culinario che devo fisicamente soddisfare, andare o tornare sono solo una inconsistente sfumatura.
Non fraintendetemi, non cerco di vantare credenziali da globetrotter, cittadino del mondo o altre puttanate simili. So perfettamente qual è il posto che potrò sempre chiamare casa. Diciamo che mi sto preparando, è questa la novità.
Mi sto preparando agli abbracci, alle battute, ai conati di vomito, alle strette di mano, al Natale, alle urla, alle situazioni imbarazzanti, ai cappotti, al solito mazzo di chiavi, alle risate, alle scale, alla solitudine, ai regali, alle frase vuote e secche e senza senso, all’invidia, alle domeniche, alle confessioni, ai brindisi, alle cene, ai libri, ai compleanni, alle lenzuola, alle scoperte, al prossimo biglietto aereo.
L’anno che sta arrivando, tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità.





