Delle nostre giovani ed incoscienti vite, vi è un’epoca che rimpiango più di altre: quando tutto questo ci bastava, e sembrava bastarci per un buon pezzo di futuro.
Su due ruote le distanze si moltiplicavano, le avventure si susseguivano senza bisogno di andare a cercarle verso improbabili mete estere (poco importa se in business class o facendo autostop), le storie d’amore nascevano per passione e non per noia, pigrizia o solitudine. Si attendeva eccitati un’intera giornata per una pizza di classe solo per tentare di sedersi accanto alla ragazza che ti aveva rapito dall’inizio dell’anno scolastico. Crebbi seduto sul bastone di una bicicletta tra le quattro mura di un’oratorio salesiano, pregando che il tempo non passasse, e se la cena era in tavola alle 20:00, aprivo trafelato la porta di casa alle 20:01. Eravamo capaci di trascorrere un’intera estate su un marcio pontile di legno, contemplando le nostre pene e allegrie trasportate dalla corrente.
Oggi siamo un branco in declino, tenuto assieme da misere pennellate di colla. Ci aggiriamo come lupi feriti e affamati di novità in uno spazio che, immutato, non ci appartiene più, mentre non molti anni fa la spensieratezza era un sacchettino di caramelle consumate per poche centinaia di lire tra le chiacchiere genuine di una domenica mattina, fradici di sudore ed entusiasmo tra le quattro mura di un’oratorio salesiano.





