Non voglio intrufolarmi nell’assurda polemica volta a screditare o pontificare questo “Assange dei noialtri”.
Solo ribadire che tutto ciò lo sapevamo già. E sapevamo ben di più. Sapevamo che gli stipendi dei nostri parlamentari sono (e di molto) i più alti d’Europa. Sapevamo che il presidente delle Marche prende più del governatore di New York. Sapevamo che girano più auto blu in Italia che in tutti gli USA. Sapevamo che i nostri parlamentari lavorano solamente tre giorni a settimana. La letteratura in merito ai privilegi della casta è vastissima e neppure di nicchia (basti pensare al successo de La casta di Stella e Rizzo).
E allora perché questo sdegno? Io credo ci indigni il vedere fino a che punto questo cancro sia riuscito a penetrare le maglie della nostra democrazia, nel Paese che ospitò De Gasperi e Berlinguer. Le cifre da capogiro ricevute dai nostri onorevoli come salario sono vergognosamente alte, certo. Forse anche per questo noi comuni mortali restiamo impermeabili ad una simile indecenza. Ciò che fa letteralmente venire il voltastomaco sono le piccolezze: le condizioni tariffarie esclusive per telefonare, il prezzo di un caffè alla buvette del senato più economico che all’università, questi collaudati sistemi copia-incolla che permettono di ricevere la scorta o difendersi dalle infrazioni stradali commesse da amici e parenti. Anche di tutto questo, c’era bisogno?
“La Prima Repubblica cercava di usare le posate a tavola. Questi mangiano con le mani, e ruttano con soddisfazione“.
Michele Serra





